Protezione catodica

La protezione catodica è la tecnica che impedisce la corrosione delle strutture metalliche interrate o immerse, come condotte del gas, acquedotti e serbatoi. Funziona facendo circolare una piccola corrente continua dal terreno verso il metallo, che diventa così il catodo di una cella elettrochimica e smette di corrodersi. Si realizza con anodi galvanici oppure con un impianto a corrente impressa, e va controllata nel tempo con misure periodiche.

Perché le strutture interrate si corrodono

Un tubo d’acciaio interrato è a contatto con il terreno umido, che contiene sali disciolti e conduce corrente: è un elettrolita. Sulla superficie del metallo si formano zone a potenziale diverso, per differenze di composizione del terreno, di aerazione o di umidità. Dove il metallo si comporta da anodo cede elettroni e si scioglie lentamente: è la corrosione. Il fenomeno è più rapido nei terreni aggressivi e in presenza di correnti vaganti, cioè correnti disperse nel terreno da linee ferroviarie e tranviarie in corrente continua o da altri impianti.

Il rivestimento isolante delle tubazioni è la prima difesa, ma non è mai perfetto: piccoli difetti, inevitabili in posa o con l’invecchiamento, lasciano scoperto il metallo proprio dove la corrosione si concentra. La protezione catodica serve a proteggere quei punti.

Come funziona la protezione catodica

Il principio è rendere l’intera struttura il catodo di una cella elettrochimica. Si installa nel terreno un elettrodo, l’anodo, e si fa circolare una corrente continua che dall’anodo attraversa il terreno ed entra nel metallo da proteggere. Così il potenziale della struttura si sposta verso valori più negativi, fino alla soglia in cui la corrosione in pratica si arresta. A consumarsi è l’anodo, che è progettato per farlo.

La protezione catodica non sostituisce il rivestimento, lo completa: il rivestimento copre quasi tutta la superficie, la corrente protegge i difetti. Più il rivestimento è integro, meno corrente serve.

Anodi galvanici e corrente impressa

Ci sono due modi di fornire la corrente di protezione.

Anodi galvanici (o sacrificali)

Si collegano alla struttura anodi di un metallo meno nobile dell’acciaio, come magnesio, zinco o alluminio. La corrente nasce spontaneamente dalla differenza di potenziale fra i due metalli, senza alimentazione elettrica: l’anodo si consuma al posto della struttura. È la soluzione tipica per strutture piccole o ben rivestite, tratti di condotta isolati e serbatoi, o dove non c’è una linea elettrica disponibile.

Sistemi a corrente impressa

Un alimentatore (trasformatore-raddrizzatore) collegato alla rete elettrica impone la corrente fra la struttura e un dispersore anodico interrato, realizzato con materiali poco consumabili. La corrente si regola in base alle esigenze, quindi un solo impianto può proteggere molti chilometri di condotta. È la soluzione tipica per le reti estese di distribuzione e trasporto del gas e per strutture con rivestimento degradato.

CaratteristicaAnodi galvaniciCorrente impressa
AlimentazioneNessuna, corrente spontaneaAlimentatore collegato alla rete
Corrente disponibileLimitataElevata e regolabile
Impiego tipicoStrutture piccole o ben rivestite, serbatoiReti estese, condotte di trasporto
ManutenzioneSostituzione degli anodi esauritiControllo di alimentatori e dispersori

Quali strutture si proteggono

  • Reti di distribuzione del gas in acciaio e gasdotti di trasporto.
  • Acquedotti e condotte idriche metalliche.
  • Serbatoi interrati, per esempio di gas o carburanti, e le loro tubazioni.
  • Tubazioni industriali interrate e altre strutture metalliche a contatto con il terreno.

Per le reti del gas la protezione catodica è anche un obbligo regolatorio: la regolazione ARERA della qualità del servizio di distribuzione impone ai distributori di gestirla secondo le norme tecniche e le Linee Guida APCE, e ne verifica il rispetto con controlli e sanzioni.

Come si verifica che la protezione funzioni

La grandezza di riferimento è il potenziale della struttura rispetto al terreno, misurato con un elettrodo di riferimento, di solito rame/solfato di rame saturo (Cu/CuSO4). Le norme definiscono il valore che il potenziale deve raggiungere perché la struttura sia protetta: per l’acciaio nella maggior parte dei terreni il criterio generale è −850 mV o più negativo, misurato senza la caduta ohmica, con valori più severi in alcune condizioni, per esempio nei terreni anaerobici.

Le misure si fanno nei posti di misura distribuiti lungo la rete e vanno ripetute nel tempo, insieme al controllo di alimentatori, dispersori e giunti isolanti e alla ricerca delle interferenze da correnti vaganti. Con il telecontrollo molti di questi parametri si leggono a distanza: diminuiscono gli interventi di misura sul posto e le anomalie emergono prima.

Norme di riferimento

Le principali norme tecniche e regole applicate in Italia alla protezione catodica di strutture interrate:

  • UNI EN ISO 15589-1:2017 – protezione catodica dei sistemi di condotte, parte 1: condotte sulla terraferma. È la norma di riferimento per le condotte del gas.
  • UNI 11094:2019 – norma nazionale che integra la UNI EN ISO 15589-1 per l’attuazione, le verifiche e i controlli dei sistemi di protezione catodica.
  • UNI EN 12954 – principi generali della protezione catodica di strutture metalliche interrate o immerse; nelle reti gas è sostituita dalla UNI EN ISO 15589-1.
  • UNI EN 13636 – protezione catodica di serbatoi metallici interrati e relative tubazioni.
  • UNI EN 13509 – tecniche di misura della protezione catodica.
  • UNI EN 50162 – protezione contro la corrosione da correnti vaganti generate da sistemi in corrente continua.
  • UNI 10950 – telecontrollo dei sistemi di protezione catodica.
  • UNI EN ISO 15257:2017 – livelli di competenza del personale nel campo della protezione catodica.
  • Linee Guida APCE per la protezione catodica delle reti in acciaio di distribuzione del gas, redatte su mandato di ARERA.

Cosa fa CISAC

CISAC Protezione Catodica srl, fondata nel 1966 e con sede a San Paolo d’Argon (Bergamo), si occupa di protezione catodica su tutto il territorio nazionale per società di distribuzione e trasporto del gas, multiutility e imprese di costruzione. Segue l’intero ciclo dell’impianto:

I tecnici sono certificati secondo la UNI EN ISO 15257 dal CICPND, accreditato da ACCREDIA. L’azienda ha un sistema di gestione certificato UNI EN ISO 9001, 14001 e 45001 ed è associata ad APCE e CEOCOR. Per saperne di più: la nostra squadra, le referenze e la politica aziendale.

FAQ

Domande frequenti sulla protezione catodica

Cos’è la protezione catodica?

È una tecnica che impedisce la corrosione delle strutture metalliche interrate o immerse facendo circolare una corrente continua dal terreno verso il metallo. La struttura diventa il catodo di una cella elettrochimica e smette di corrodersi; a consumarsi è l’anodo, installato apposta.

Che differenza c’è fra anodi galvanici e corrente impressa?

Gli anodi galvanici, di magnesio, zinco o alluminio, generano la corrente da soli e si consumano al posto della struttura: sono adatti a strutture piccole o ben rivestite. I sistemi a corrente impressa usano un alimentatore collegato alla rete e un dispersore anodico: forniscono più corrente, regolabile, e proteggono reti estese.

Basta il rivestimento della tubazione?

No. Il rivestimento è la prima difesa ma ha sempre piccoli difetti, e proprio lì la corrosione si concentra. La protezione catodica protegge quei punti: le due misure lavorano insieme.

Come si capisce se una struttura è protetta?

Misurando il suo potenziale rispetto al terreno con un elettrodo di riferimento Cu/CuSO4 nei posti di misura. Per l’acciaio il criterio generale indicato dalle norme è −850 mV o più negativo, misurato senza caduta ohmica, con valori più severi in alcune condizioni del terreno.

Cosa sono le correnti vaganti?

Sono correnti che si disperdono nel terreno da impianti in corrente continua, come ferrovie, tranvie o altri impianti di protezione catodica. Dove escono da una struttura metallica la corrodono rapidamente. Si individuano con misure specifiche e si gestiscono secondo la UNI EN 50162.

Cosa significa la certificazione UNI EN ISO 15257?

È la norma che definisce i livelli di competenza del personale che opera nella protezione catodica e le regole per certificarlo, per settore di applicazione. In Italia le certificazioni sono rilasciate da organismi accreditati: quelle dei tecnici CISAC sono rilasciate dal CICPND, accreditato da ACCREDIA.

Dove opera CISAC?

Su tutto il territorio nazionale. La sede è in via Volta 16/A a San Paolo d’Argon, in provincia di Bergamo. Per una valutazione tecnica si può chiamare lo 035-583244 o scrivere a info@cisac.it.

Hai una struttura interrata da proteggere?

Raccontaci il tuo impianto: i nostri tecnici certificati valuteranno la soluzione di protezione catodica più adatta.